Aiutare i bambini a riconoscere le emozioni

In questo articolo vorremmo condividere alcune riflessioni sul percorso emotivo dei bambini: come riconoscere e comprendere le loro emozioni e come aiutarli a sviluppare consapevolezza e competenza emotiva.

Ciascun bambino, nell’arco della propria crescita, affronta il complesso viaggio dello sviluppo emotivo. Ecco alcuni spunti che possono aiutarvi ad essere al loro fianco nel modo migliore.

IL PERCORSO EMOTIVO

Questo viaggio inizia fin dai primi giorni di vita e continua a svilupparsi e maturare con l’esperienza ed il confronto con gli altri. 

Il bambino nasce con la capacità di provare ed esprimere emozioni primarie, universali (rabbia, tristezza, paura, gioia, sorpresa, disgusto).

Intorno ai 2-3 anni i bambini sviluppano una maggiore consapevolezza di sé e degli altri, cominciano a comprendere le regole e a capire come il loro comportamento può essere visto e giudicato. Di conseguenza, a questa età, iniziano a sperimentare emozioni secondarie, complesse (vergogna, orgoglio, colpa, invidia, gelosia). Queste emozioni diventano sempre più sofisticate man mano che i bambini crescono, vivendo diverse esperienze sociali. È per questo che, in età scolare, il bagaglio emotivo del bambino si arricchisce sempre di più, acquisendo consapevolezza e competenza emotiva.

LA DIFFERENZA TRA CONSAPEVOLEZZA E COMPETENZA

Sono due aspetti fondamentali della crescita, simili, ma con importanti differenze che è bene conoscere.

Per consapevolezza emotiva si intende la capacità di riconoscere e comprendere le proprie emozioni. Questo implica l’essere in grado di identificare ciò che si sta provando, dare un nome a queste emozioni e capire cosa le ha causate. Lo sviluppo di questa capacità è fondamentale perché ci permette di rispondere alle emozioni in modo più adattivo: quando siamo consapevoli delle nostre emozioni, possiamo gestirle meglio.

Il concetto di competenza emotiva consiste non solo nell’avere consapevolezza dei propri stati emotivi (riconoscerli, comprenderli, esprimerli), ma anche nell’abilità di individuare le emozioni altrui, nella capacità di padroneggiare le espressioni emozionali e di mettere in atto strategie di autoregolazione affettiva.

Come si possono aiutare i bambini in questo percorso?

Come per moltissimi aspetti, i genitori rappresentano un sostegno fondamentale all’interno di questo percorso di crescita, contribuendo in maniera significativa all’evoluzione di una consapevolezza e competenza emotiva che aiuterà il bambino a costruire e gestire in maniera equilibrata le sue future relazioni.

Come iniziare?

Rispecchiare le emozioni con i propri figli può essere estremamente efficace. Parlare delle emozioni aiuta a gestirle meglio, sia per gli adulti che per i bambini. Mettere in parole ciò che proviamo facilita la comprensione e l’affrontare le emozioni, e lo stesso vale per i bambini quando descriviamo ciò che stanno vivendo.

Spesso i bambini sono travolti da emozioni intense e difficili da decifrare. I genitori possono aiutarli nominando le emozioni in modo sfumato, ampliando il loro vocabolario emotivo e collegando le risposte corporee all’intensità emotiva (es. dalla semplice irritazione alla rabbia furibonda). Offrire possibili spiegazioni sul motivo dell’emozione, senza imporle, aiuta il bambino a esplorare il proprio sentire. È come dargli le note musicali con cui potrà creare la sua melodia unica.

Siate comprensivi con voi stessi: siete genitori, non macchine perfette

Accompagnare i bambini nella comprensione delle emozioni richiede tempo e pazienza. Non sempre individueremo l’emozione giusta, ma affinando il nostro sguardo possiamo migliorare. Anche noi adulti siamo attraversati dalle emozioni, e riconoscerle ci aiuta a essere più autentici con i nostri figli. Se un bambino percepisce il nostro stato d’animo, è utile spiegarglielo invece di negarlo.

Ad esempio: “Ora sono troppo stanca per guardare bene il tuo disegno. Ho avuto una giornata intensa, ma tra poco potrò dedicarti l’attenzione che meriti”.

Dopo un’emozione intensa, è utile riflettere insieme.

Possiamo dire: “Prima eri davvero arrabbiato quando mi hai urlato contro! Ho visto il tuo corpo tremare, gli occhi spalancati, il viso arrossato… forse perché non ti ho comprato ciò che volevi. Anche a me capita, ma ho imparato a reagire diversamente. Magari può esserti utile”, suggerendo poi strategie alternative.

Accettare tutte le emozioni, anche quelle spiacevoli, è fondamentale. Non vanno soppresse, ma comprese e gestite. Solo così si sviluppa una buona regolazione affettiva, che aiuta a rispondere in modo più calmo e razionale alle situazioni difficili.

Emozioni e disabilità

Nelle persone che vivono in una condizione di disabilità, le emozioni possono manifestarsi e svilupparsi in modi particolari, a seconda del tipo di fragilità e delle esperienze individuali vissute.

Anche se il processo emotivo di base è lo stesso, ci sono fattori che possono influenzare la loro espressione, comprensione e regolazione. Tuttavia, la condizione di disabilità non cancella il naturale desiderio di sviluppo dell’essere umano, non cancella il suo desiderio di essere riconosciuto nelle proprie emozioni, amato e di interagire con il mondo

 

Emozioni legate a un intervento chirurgico

Essere genitori di un bambino che deve affrontare un intervento chirurgico rappresenta una sfida importante. Tuttavia, ci sono diversi modi in cui i genitori possono favorire la competenza emotiva del loro bambino prima, durante e dopo questa esperienza:

Spiegare quello che il bambino deve aspettarsi, utilizzando un linguaggio semplice e comprensibile, evitando dettagli tecnici. Spesso l’ansia incontrollata del bambino in questa situazione è legata alla mancanza di comprensione.

Non parlare di ciò che accadrà prima, durante e dopo l’ospedalizzazione rischia di creare un vuoto di significato, una sorta di buco mentale che il bambino in maniera autonoma cerca di riempire. Come? Attraverso gli strumenti che ha a disposizione, lasciandosi trasportare dalla sua immaginazione. Il rischio è che quest’ultima può essere spaventosa e molto più catastrofica della realtà stessa. La chiarezza può mitigare questa spinta fantasiosa e rassicurare il bambino.

Può essere utile utilizzare libri o creare giochi di ruolo con personaggi di peluche per raccontare il percorso che bisogna affrontare insieme, anche dopo l’esperienza ospedaliera. “Giocare” quelle situazioni gli permetterà di manipolare concretamente la realtà su un piano immaginativo, facendo acquisire una certa quota di controllo e rassicurante prevedibilità.

➔ Sollecitare il bambino a condividere ed esprimere le sue eventuali paure e preoccupazioni, ascoltandolo senza porre giudizio alle sue emozioni e pensieri.

E’ ovvio che, in queste situazioni, anche i genitori vivono uno stato d’ansia e stress importante. Riservarsi uno spazio d’ascolto con una figura di supporto può aiutare a contenere il proprio vissuto emotivo, a scaricarsi per poi tornare ad accogliere le emozioni del proprio bambino.

In quanto esseri umani, naturalmente caratterizzati tanto da risorse quanto limiti, dovremmo immaginarci sempre come una sorta di contenitore emotivo a capienza limitata, per cui è necessario versare altrove quel che eccede per poi avere la possibilità di essere nuovamente capaci di accogliere e contenere altro.

 

 

A cura di: dott.ssa Angela Camelio, psicologa psicoterapeuta referente di ABC all’interno del reparto di Chirurgia dell’IRCCS Burlo Garofolo.